| TearsInTheRain's profileL'orizzonte degli eventiBlog | Help |
L'orizzonte degli eventi....e mi vedo abbandonato nell'infinito... June 01 Io e Annie Sapete come si cerchi di arrivare alla perfezione, almeno nell'arte, perché è così difficile nella vita... Comunque, questa è interessante. Andò che mi imbattei in Annie un'altra volta. Fu nell'Upper West Side di Manhattan, era tornata a New York e viveva a Greenage Village con un tale, e quando la incontrai - roba da matti! - lo stava trascinando a vedere "Il dolore e la pietà": lo registrai come un trionfo personale. E...Annie ed io andammo a colazione insieme, dopo qualche tempo, e facemmo una rimpatriata. Dopodiché si fece molto tardi, dovevamo scappare tutti e due. Ma era stato grandioso rivedere Annie, mi resi conto che donna fantastica che era...e di quanto divertente fosse solo conoscerla! E io pensai a quella vecchia barzelletta, sapete, quella dove uno va dallo psichiatra e dice: "Dottore, mio fratello è pazzo! Crede di essere una gallina!". E il dottore gli dice: "Perché non lo interna?". E quello risponde: "E poi a me le uova chi me le fa?". Beh, penso che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna, e cioè che sono assolutamente irrazionali. E pazzi, e assurdi. Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi, in fondo, ha semplicemente bisogno di uova. May 21 L'armonia E' buio, fuori. C'è disordine sulla mia scrivania, come al solito. Ricordi appoggiati su altri ricordi, appunti, una foto, un pelouche speciale, biglietti di conferenze, musei, teatri, treni. C'è disordine, sulla mia scrivania. Eppure sembra che tutto sia dove è ragionevole che debba essere, è tutto così statico, così perfetto, così meravigliosamente malinconico. Everything in its right place. Spengo la luce, sta iniziando a darmi fastidio. E' buio fuori, e voglio sentirmi in armonia con l'atmosfera, stasera. Inizio ad ascoltare un album che non ho ancora avuto modo di sentire: Agaetis Byrjun, dei Sigur Rós. E' buio, fuori. E il buio si tinge di surreale. La luce della luna fatica a raggiungermi. Mi affaccio alla finestra e provo ad afferrare il suo candore, e lei mi abbraccia e mi culla, e mi sussurra parole dolci mentre tendo la mia mano verso la sua perfetta, impalpabile poesia. E mi lascia un senso di tenera amarezza, mentre una nuvola la copre e il suo abbraccio svanisce, etereo e leggero così come era entrato nei miei pensieri. E' buio, fuori. Ma non si vedono le stelle, in città. Forse è per questo che sono tutti così freddi, nessuno può sperare di ricevere sollievo semplicemente alzando lo sguardo verso direzioni non convenzionali. Ma io, io le stelle le ho viste, e ne sono innamorato da sempre. E così, anche se è buio, fuori, e non si vedono, io riesco a vederle ugualmente, le stelle. E vedo espressioni di speranza immerse nella scura disperazione di un vuoto sconosciuto, sento urla solitarie di gioia disperse nel silenzio...un sorriso, in mezzo a tanta tristezza. Le ultime note si spengono con mio profondo disappunto, e la magia si dissolve mentre, con un respiro profondo, porto gli occhi alla finestra. Non ci sono più le stelle, e non ci sono mai state. Anche la luce della luna, ora, sembra diversa: prima era impalpabile, ora è inconsistente. E provo un misto di mestizia e soddisfazione, mentre penso che, a volte, la realtà sia così semplice e lineare da non permettermi di accontentarmi di lei. E' buio, fuori. Ma adesso, è buio anche dentro. January 06 Il messaggio dell'ImperatoreL’imperatore ha inviato a te,
al singolo,
all’umilissimo suddito,
alla minuscola ombra sperduta nel più remoto e buio angolo dell'Impero,
proprio a te l’imperatore ha mandato un messaggio dal suo letto di morte.
Ha fatto inginocchiare il messaggero accanto al letto
e gli ha bisbigliato il messaggio nell’orecchio;
poi ha chiesto al messaggero di ripeterlo.
Con un cenno del capo ne ha confermato l’esattezza.
E tutto questo dinanzi a tutti coloro che erano accorsi per assistere al suo trapasso:
tutte le pareti dell'enorme palazzo che ingombrano erano state abbattute
e sulle scalinate che si ergono in larghezza ed in altezza stanno in cerchio tutti i grandi dell’Impero.
Dinanzi a tutti loro, l'Imperatore ha congedato il messaggero.
Il messaggero s’è messo subito in cammino.
E' un uomo robusto, instancabile:
stendendo a volte un braccio, a volte l’altro fende la moltitudine di corpi con i quali si scontra;
se incontra resistenza fisica indica il petto dove c’è il segno del sole imperiale.
E così egli avanza facilmente come nessun altro.
Ma la moltitudine è enorme.
Come volerebbe se potesse arrivare in aperta campagna,
e presto udresti il meraviglioso bussare di suoi pugni al tuo uscio...
Invece si affatica quasi senza scopo,
si dibatte ancora lungo gli appartamenti del palazzo interno.
Non li supererà mai.
E se anche ci riuscisse,
nulla sarebbe ancora raggiunto:
dovrebbe lottare per scendere le scale.
E se anche ci riuscisse nulla sarebbe ancora raggiunto:
bisognerebbe attraversare i cortili, e dopo i cortili il secondo palazzo che racchiude il primo.
Altre scale, altri cortili.
E un altro palazzo.
E così ancora e ancora, per millenni.
E se riuscisse finalmente a sbucare fuori dal portone più esterno,
si troverebbe ancora davanti la capitale,
il centro del mondo,
ricoperta di tutti i suoi rifiuti.
Nessuno può uscirne fuori, e tanto meno col messaggio di un morto.
Tu però, quando scende la sera, ti affacci alla finestra.
E sogni quel messaggio, guardando le stelle. January 03 Ci è preso un malanno!E anche il 2008 se ne è andato. Speriamo non torni troppo tardi.
Ma a noi sinceramente interessa ben poco, la suddivisione del tempo in scaglioni ben determinati e perfettamente separati tra di loro è roba da antichi romani. Quindi, invece di prodigarci in prolissi e quantomeno inutili auguri di buon anno (al limite, di buona annata per viticoltori), abbiamo deciso di darci da fare e raccogliere dati statistici sulle abitudini lessicali degli italiani. E siamo quindi giunti, con grande soddisfazione, alla
Lista dei vocaboli che nessun Italiano ha pronunciato in tutto il 2008
(con la partecipazione essenziale di Rik e Pando)
Ok, chi ne avesse altre è ben accetto. November 27 Foglie al ventoSto dimenticando.
I volti, quei volti, che fino a poco tempo fa riaffioravano nitidi alla mia memoria, quegli stessi volti...stanno diventando sempre più difficili da definire. E' stato un cambiamento brusco e violento, anche se ancora non voglio rendermene conto.
Ciò che sembrava impossibile è diventato scontato, mentre ciò che ritenevo scontato si sta rivelando difficile. Ma in un certo senso, me l'aspettavo...non poteva andare esattamente come speravo. E ora mi trovo così, "abbandonato nell'infinito", sospeso tra due mondi ai quali non appartengo: uno che sto abbandonando, e uno nel quale sto cercando di entrare.
E sono le parole che qualcuno mi ha detto prima che io partissi, quelle parole alle quali io non credevo e che negavo tranquillamente, che mi stanno spingendo a scrivere questo intervento.
Non so se leggerai queste frasi e non so se ricorderai le tue, ma avevi dannatamente ragione. Sta accadendo lentamente, e la cosa peggiore è che non sto facendo nulla per evitarlo. Perché forse, in fondo...a me sta bene anche così.
E' inutile comportarsi da ipocriti. Mentirei se dicessi che qui mi trovo male, e, ovviamente, mentirei se dicessi che prima mi trovavo bene (chiaramente, parlando rispetto ad ora). E perché sto qui a lamentarmi allora?
E' per colpa (o per merito?) di poche persone. Davvero poche. Quelle per le quali vale la pena vivere, rischiare e soffrire; quelle che, nonostante tutto, non riesco ad abbandonare...quelle che, nonostante tutto, non voglio abbandonare.
Quelle che, i n e s o r a b i l m e n t e , sto dimenticando.
Mi è capitato per la prima volta qualche giorno fa. E mi sono accorto di non riuscire a focalizzare velocemente i volti di queste persone, o di farlo in modo imperfetto, creando un'immagine mentale troppo grossolana rispetto a ciò che vorrei. E, si...ho avuto paura.
Il tono della voce?
Il colore degli occhi?
Il respiro?
I piccoli gesti?
Gli sguardi?
I sorrisi?
...dimenticherò anche tutto questo? July 06 Io e l'immensoLe gocce che si infrangono sul vetro.
Il sole che sorge dalle acque dopo una notte insonne.
Il limpido e pallido cielo stellato.
La leggera brezza assaporata in solitudine.
La poesia delle nuvole rossastre al tramonto.
La natura nelle sue forme più armoniche.
Il sorriso della persona giusta, al momento giusto.
Sospiri di eternità. May 12 L'occhio del ciclone..
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............ma cosa sta succedendo?............
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.. March 25 Archivio di sinapsiPREFAZIONE
Uuuuuh, che mal di vivere.
UNO
La notte sta scivolando (più o meno leggera) sopra alla mia testa, e come al solito fa riaffiorare tonnellate di pensieri, di quelli che si manifestano soltanto quando sei solo, maledettamente solo, schifosamente solo. Ciò che sarebbe potuto essere, ciò che avresti potuto fare, evitare, cambiare. Da un lato le assurde almeno quanto fantasiose ipotesi su uno sviluppo alternativo della vita...e dall'altro le ancora più assurde e oscure elucubrazioni sulla parola più amata e più odiata dalla maggior parte della popolazione consenziente..."perché?".
DUE
Causa ed effetto, causa ed effetto...è vedere il mondo come un'infinita catena, nella quale ogni anello è congiunto irrimediabilmente ad un altro, ed anche ad uno prima...il tutto terribilmente lineare. Eh già, sarà squallido, sarà triste, ma è il mondo (o come qualcuno ben ricorda, è "il teorema di Cauchy"), e con esso tutto ciò che è ad esso legato, compresa la vita di miliardi di inutili insetti che brulicano sulla sua superficie. Che prima o poi moriranno, tutti quanti, anche se nessuno di loro se ne rende conto.
TRE
Vorrei poter volare. Chissà cosa si prova a guardare il mondo da un insolito punto di vista, attorniato da una fresca brezza...è come la bambina che guarda dall'alto la sua casa delle bambole, con l'unica differenza che, nella realtà, le bambole camminano e parlano. A volte pensano, ma, per fortuna, si tratta ancora di una malattia rara.
QUATTRO
Non è possibile che ogni volta che si riesce ad arrivare a qualche conclusione logica sorprendente...ci sia sempre qualcuno che ci ha già pensato prima. E' frustrante. Ma è così difficile essere originali?
CINQUE
Non lo so. Non lo so. Non so cosa fare, né so come poter rimediare a ciò. Sento il bisogno di dover staccare la spina, e lasciarmi trasportare dagli eventi, come un tronco in un fiume...impassibile, immobile. Per questa volta sarà l'acqua a decidere per me, ed io mi adeguerò alla sua volontà. Per questa volta permetterò che l'acqua cancelli le scritte sulla sabbia. Ma solo per stavolta...non vorrei diventare un tronco per davvero.
EPILOGO
La vita non è bella. La vita non è brutta. La vita è vita, in tutte le sue sfaccettature. E meno male che sia così...chissà che noia, altrimenti. December 25 Il denaro sotto il presepeUh. Uh. Ben due interventi nello stesso mese. Sto migliorando, decisamente. O magari, sto riprendendo le vecchie abitudini...a seconda dei punti di vista. Fatto sta che ciò è del tutto ininfluente riguardo a quello che sto per scrivere: si tratta dell'ultimo intervento del blog di Beppe Grillo, che potete trovare comprensivo di commenti e riferimenti a tutte le sue altre iniziative al link http://www.beppegrillo.it/2007/12/il_denaro_sotto_il_presepe/
Che dire...non mi sento di aggiungere nulla in merito, ha già scritto tutto lui. Buona lettura quindi, riflettete su questo intervento...e infine, buone feste a tutti, atei e credenti indistintamente, che "tanto Babbo Nachele arriva per tutti" <---(cit.)
Natale è un punto di arrivo, la celebrazione del consumismo e del denaro.
Di sacro è rimasto solo il conto corrente.
Tutto si pesa in soldi.
La vita delle persone, gli organi di un bambino, l’acqua, l’aria.
Un capitalismo di cartapesta avvelenato dai prestiti che rovinano la vita,
inventato dalla televisione che crea soldi da scatole in prima serata e da domande di prima elementare.
Il sesso è business, nei marciapiedi, nei calendari, nelle compravendite di senatori.
La politica è tangenti, corruzione, frode fiscale, false fatturazioni, corruzione giudiziaria, finanziamenti illeciti.
I 24 parlamentari condannati, quasi tutti, sono colpevoli di avidità.
Mi ricordo, da bambino, la corsa al cotechino al centro di un grande piatto di risotto in comune. Chi mangiava più velocemente arrivava al cotechino.
Non c’è più quella competizione e neppure il cotechino al centro del piatto.
Lo mangiano sempre prima in cucina.
La contraddizione di un Paese ossessionato dal miraggio della ricchezza facile e senza soldi dove ci porterà? La gente non si rassegna ad essere povera, se non può essere ricca, deve almeno far finta. L’apparenza del nulla costruita sui debiti.
Quanto vale il denaro non necessario per vivere? Nulla, anzi è un debito, lo paghiamo con il nostro tempo, con i nostri affetti.
E’ una droga che fa impazzire la società.
Più della cocaina, più dell’eroina.
E genera mostri che uccidono.
Non indebitatevi più, se potete, e a Natale date un bacio ai vostri figli e anche ai vostri nonni da parte di Beppe. Buon Natale! December 16 Per voiPER VOI
che avete bisogno di una guida, sempre e comunque.
che non siete in grado di scegliere secondo i vostri gusti.
che non sapete comandare, nemmeno a voi stessi.
che preferite avere sempre la via spianata.
che giudicate senza conoscere, in base a pregiudizi infondati.
che credete che l'atto sessuale sia l'unica felicità della vita.
che rimandate ogni cosa.
che avete paura di affrontare la vita.
che preferite restare nella vostra fossa pur di non cambiare aria.
che bramate il coronamento di sogni inconsistenti.
che vi costruite nuove regole per infrangere quelle già esistenti.
che passate da una gabbia ad un'altra.
che usate simboli e idoli senza conoscerli affatto.
che avete bisogno di farvi notare con ogni espediente.
che non credete nel potere dei sogni.
PER VOI
Pablo Neruda
Lentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità. November 14 E se...E se...il tempo si fermasse?
Quanto perdurerebbe in questo stato? Un attimo? L'eternità?
Ma quanto dura un attimo? E quanto l'eternità? Quanti attimi sono necessari per ottenere l'eterno?
E come si misurerebbe la durata del tempo che si ferma, se il tempo non c'è?
Quando il tempo si ferma, esso non si ferma né per un attimo, né per l'eternità.
Il tempo può dilatarsi, può accorciarsi...
Ma può strapparsi?
E se...io non esistessi?
Come faccio a sapere se davvero esisto sulla linea dello spazio temporale?
Come faccio a sapere che tutto ciò che ricordo è vero?
Se ogni cosa passa nella memoria appena svolta...
E la memoria non fosse una memoria vissuta ma artefatta...
Davvero io esisterei?
E se...Dio esistesse?
...
No, basta con le cazzate. September 28 Verme solitarioSocietà...fatta di stereotipi? Fatta di gruppi? Fatta di luoghi comuni? Fatta di è giusto è sbagliato credimi fidati è meglio così? Perché? E se dicessi di no?
NO L'ho detto...ora arrestatemi. Rinchiudetemi. Isolatemi. Non lasciate che questa malattia si propaghi, che contagi nuove vittime innocenti, che scalfisca la vostra dura e cruda corazza, impenetrabile, sarebbe la fine per voi! Fine Fine Fine Fine Fine? La vostra fine è l'inizio di un vostro clone, puro e immacolato come voi, che rinascerà dalle vostre ceneri, migliore, aggiornato, perfetto, ma inesorabilmente corrotto, e il suo inizio sarà la sua fine come lo era stato prima di lui. Fine? Non c'è fine a questa follia, nessuno stop, solo alto e basso, avanti e indietro, una spirale senza centro che ruota e ruota vorticosamente senza tregua alcuna. Un movimento eterno, come eterno è l'uomo. Fine? Eterno, come il tempo, come il mondo, come come come la fine? Fine Fine Fine Fine ...eterno... Oggi stavo leggendo qualche vecchio intervento dell'orda ragia, e ho ritrovato questo mio commento. Ve l'ho schiaffato qua, perché ha un suo significato anche se decontestualizzato. Enjoy. September 03 Douglas Adams (parte terza)Che volete farci, ormai ne sono innamorato...
Douglas Adams, La Vita, l'Universo e Tutto Quanto, capitolo VII
La Propulsione Bistromatica consente di attraversare vasti spazi interstellari senza correre i rischi cui espongono i Fattori d'Improbabilità.
La Bistromatica, in fondo, non è che un metodo nuovo e rivoluzionario per comprendere il comportamento dei numeri. Così come Einstein osservò che lo spazio non è un assoluto, ma dipendeva dal moto nello spazio dell'osservatore, e che il tempo non è un assoluto, ma dipendeva dal moto nel tempo dell'osservatore, si è ora scoperto che i numeri non sono assoluti, ma dipendono dal moto dell'osservatore nei ristoranti.
Il primo numero non-assoluto è quello delle persone alle quali è riservato il tavolo. Tale numero varia nel lasso di tempo in cui vengono fatte le prime tre telefonate al ristorante e non ha, sembra, alcuna relazione concreta né con il numero di persone che arrivano effettivamente sul posto, né con il numero di persone che si uniscono a queste dopo uno spettacolo/partita/orgia/festa, né con il numero di persone che se ne vanno quando vedono che tra i presenti ci sono alcuni individui a loro sgraditi.
Il secondo numero non-assoluto è rappresentato dal momento dell'arrivo. Questo numero è una delle astrazioni matematiche più bizzarre che siano mai state concepite. E' un essestescluson, un numero la cui peculiarità è di essere qualsiasi cosa tranne sé stesso. In altre parole, il momento dell'arrivo è quell'unico e solo momento in cui è impossibile che arrivi un membro qualsiasi della compagnia.
Gli essestescluson svolgono ora un ruolo essenziale in molte branche della matematica, comprese la statistica e la contabilità, e sono impiegati nelle equazioni fondamentali che consentono di attivare un campo PA ("Problemi Altrui"). <----dei quali tratterò la prossima volta
Il terzo numero non-assoluto, e probabilmente anche il più misterioso, è definito dal rapporto che viene ad instaurarsi tra la quantità di pietanze e bevande registrate sul conto, il loro costo, il numero di persone presenti a tavola e la cifra che ciascuna è disposta a spendere. (Il numero di persone che si sono preocupate di portare denaro con sé non è rilevante, ed è contemplato da un corollario)
Pioché le singolari incongruenze che si rilevavano nei ristoranti al momento di pagare il conto non venivano prese sul serio, per secoli e secoli si è mancato di analizzarle. Volta per volta si ritenevano provocate dall'educazione, dalla maleducazione, dalla meschinità, dalla grettezza, dalla stanchezza, dall'emotività, dall'ora tarda, e la mattina seguente ci si dimenticava tutto. Erano incongruenze che non venivano mai analizzate in laboratorio, naturalmente, perché non si verificavano mai nei laboratori, perlomeno non in quelli rispettabili.
Così fu soltanto con l'avvento dei calcolatori tascabili che si scoprì la sorprendente verità. Cioè che i numeri scritti sui conti dei ristoranti entro l'area occupata dai ristoranti stessi non seguono le stesse leggi matematiche dei numeri scritti su qualsiasi altro pezzo di carta di qualsiasi altro luogo dell'universo.
Tutto il mondo scientifico rimase scioccato da questa verità, che determinò una grandiosa rivoluzione. I convegni di argomento matematico che ebbero luogo da allora in poi in buoni ristoranti furono talmente numerosi che molti degli uomini più geniali di un'intera generazione morirono di obesità o di infarto, e la matematica segnò il passo per parecchi anni.
A poco a poco tuttavia il concetto venne assimilat. All'inizio era apparso troppo assurdo, troppo strampalato, troppo profano. Si aveva l'impressione che l'uomo comune potesse dire: Bella roba, anch'io so che i conti dei ristoranti sono incasinati. Poi furono inventate frasi tecniche come Struttura di Soggettività Interattiva, e tutti i matematici ritrovarono la pace e la serenità. August 23 Douglas Adams (parte seconda)"Vedi"
disse Ford
"il fatto è che non ha senso
cercare di diventare matti
per impedire a noi stessi
di diventare matti.
Tanto vale cedere alla pazzia
e serbare la sanità mentale
per un altro momento."
Ah, quanto amo quest'uomo! July 19 Oggi facciamo sperimentazioneApprofittate, oggi mi sento poeta alternativo.
Per prima cosa ho tolto quel cazzo di media player, tanto ormai stava lì soltanto per prendere aria (cibernetica).
Secondo passo: stamattina (sebbene teoricamente sarei pagato per fare altro) gironzolavo sulla rete in cerca di fattori di conversione da kWh a TEP e conseguenti fattori di emissione di CO2 nell'atmosfera, e (NON MI CHIEDETE COME) ho trovato un blog davvero FAVOLOSO. Più o meno, un'Orda Ragia proletaria ;P
(Per chi non conoscesse l'Orda Ragia ---> http://ordaragia.splinder.com ...grazie Prof, grazie NighSwimmer e quanti altri contribuiscono alla sua esistenza. Preciso comunque che non è questo il blog a cui mi riferisco.)
Ho iniziato a leggere qualche intervento, e uno in particolare mi ha colpito.
Tralascio tutto il preambolo e vado diretto al dunque: perché devo continuare a scrivere interventi su chissà cosa mentre tutti i lettori non possono fare altro che commentare, a volte anche su argomenti che non conoscono?
COMMENTO...è proprio brutta questa parola. Mi dà l'idea che io sia il signore supremo che elargisce cultra e voi siate i miei piccoli sottoposti, tutti disposti in schiere balillicamente ordinate che anniuscono qualsiasi cosa io dica, rigorsamente senza saluto romano.
(che poi tecnicamente per la teoria del Comunismo Selettivo ciò è vero, ma questa è un'altra storia)
Per questo ho deciso che stavolta nessuno sarà il padrone e nessuno sarà schiavo.
Sempre in quel blog di cui parlavo prima era stata sviluppata questa idea: esprimere sé stessi in modo alternativo. L'autore in particolare esprimeva il suo stato d'animo attraverso le canzoni. E perché non fare lo stesso?
Lascio quindi aperto questo post per accogliere le più svariate emozioni o stati d'animo, provenienti da cervelli più o meno malati (e, oserei dire, per la maggior parte anche PERVERSI).
AVVERTENZA: il primo che scriverà frasi di una banalità allarmante del tipo "sono stanco", "oggi mi sento felice" blablabla verrà crocifisso all'istante :P
AVVERTENZA 2: vi prego di non scrivere commenti. Oggi me ne strafrego della vostra opinione. Semplicemente esprimetevi come meglio credete, anche fosse qualcosa che potete capire soltanto voi stessi.
AVVERTENZA 3: potete scrivere proprio tutto ciò che volete, non vi aspettate la minima censura da parte mia.
Ovviamente, inizio io (e qui si intravede ancora l'ombra del PCS = Partito del Comunismo Selettivo).
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kuyhbvaksutdyfutaskuhgblkajsfhbgayigosdf
lkhagkusydfLorenzoliyagskoyigousygouèpiy
liyafgmncoaiusgampjpfdlòawfpoioaidiurhgèa
lihbviuyfuyasidfuybivbiidsufhgiafgadjjgjys42 June 30 ISOISO (International Organization for Standardization) is a global network that identifies what International Standards are required by business, government and society, develops them in partnership with the sectors that will put them to use, adopts them by transparent procedures based on national input and delivers them to be implemented worldwide. Traduco per i meno acculturati in campo linguistico: ISO (Organizzazione Internazionale per le Standardizzazioni) è una rete globale che identifica quali Standard Internazionali sono richiesti dal mercato, dai governi e dalla società, li sviluppa in collaborazione con i settori che li metteranno in pratica, li chiarifica per mezzo di procedure inequivocabili basate su fattori di produzione nazionali e li diffonde in modo che siano applicati in tutto il mondo.
Ok. I più furbi tra voi si saranno chiesti: "Embè, che cazzo me ne frega?" (...e non hanno tutti i torti). I meno furbi avranno pensato: "Eccolo, ora riparte con un'altra esegesi sulla società che fa schifo blablabla il consumismo blablabla il capitalismo blablabla". Una piccola parte probabilmente non avrà pensato a nulla, ma ora si stara chiedendo: "Ma cosa vuole questo?". Bene, arriviamo al dunque. A prescindere dal mio odio radicato e profondo, è un dato di fatto che viviamo nell'era del capitalismo e del consumismo. Il tempo vale sempre di più, e ce n'è sempre di meno. Dio è stato sostituito dall'Euro, o dal Dollaro, o dallo Yen, o dalla Sterlina. E così, per risparmiare tempo derivante da inutili incomprensioni o conversioni, è nato questo ente particolare: ISO. Avete presente ogni minima conformità? Ecco, quella l'ha inventata la ISO. Si va dalla numerazione dei libri con il codice ISBN (ISO 2108) ai linguaggi informatici (ISO 23270), dalla gestione qualità di un'azienda (ISO 9001) alle dimensioni dei fogli di carta (ISO 216), dalle frequenze delle note (ISO 16) alle unità di misura del Sistema internazionale (ISO 1000), insomma tutto quanto. Quando vi ponete una domanda del tipo "Ma chi ha deciso che deve per forza essere così?", al 90% è stata la ISO. "Ma dove vuole arrivare?" Sono decisamente d'accordo sul fatto che sia assolutamente necessario un sistema di convenzioni per poter sfruttare al meglio ogni potenzialità ed evitare disaccordi e incomprensioni derivanti dall'uso di diversi strumenti di analisi e divulgazione dei dati. Però...però...io credo che in un certo senso si stia esagerando. Ok la praticità, ok il risparmio, ma senza esagerare. Cazzo, sono 30000 (trentamila) norme di standardizzazione, riguardanti ogni campo economico, industriale o governativo che sia. Io sono convinto che il genere umano stia lentamente perdendo la fantasia e l'irrazionalità dei sentimenti, a pari passo con l'era della fredda e assoluta razionalizzazione. E sia chiaro, io non sono contrario a nessuna razionalizzazione; semplicemente non voglio vivere in un mondo di macchine. Mi fermo qui, voglio conoscere qualche altro punto di vista prima di approfondire :P June 18 80Il 9 giugno per i muri del liceo è apparso un foglio, intitolato "Noi, degli anni '80"...non nascondo che mi sono emozionato nel leggerlo. Ringrazio Marco per averlo tenuto, e spero lo apprezziate come l'ho apprezzato io.
I commenti (in corsivo tra parentesi) sono personali.
NOI DEGLI ANNI 80
Lo scopo di questa missiva è quello di rendere giustizia a una generazione, quella di noi nati negli anni ’80 (anno più, anno meno), quelli che videro la casa acquistata allora dai nostri genitori valere oggi 20 o 30 volte tanto, e che pagheranno la propria fino a 50 anni. Noi non abbiamo fatto la Guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo vissuto gli anni di piombo, né abbiamo votato il referendum per l’aborto e la nostra memoria storica (la mia no!) comincia con i Mondiali di Italia ’90, quando c’era Totò Schillaci! Per non aver vissuto direttamente il ’68 ci dicono che non abbiamo più ideali, mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori o discendenti (a parte il caso isolato di mio fratello, confermo pienamente). Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo, però ci sentiamo dire, e lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto tutto, nonostante quelli che sono venuti dopo di noi si che hanno avuto tutto, e nessuno glielo dice. Siamo l’ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a saltare con la corda, a giocare a lupo, a un-due-tre stella, e allo stesso tempo i primi ad aver giocato con i videogiochi, ad essere andati ai parchi di divertimento o aver visto i cartoni animati a colori. Abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di elefante e con la cucitura storta; la nostra prima tuta è stata blu con bande bianche sulle maniche (verooooooo!) e le nostre prime scarpe da ginnastica di marca le abbiamo avute dopo i 10 anni (vero anche questooooo!). Siamo stati etichettati come Generazione X e abbiamo dovuto sorbirci Sentieri e i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills (ti piacquero allora, vai a rivederli adesso, vedrai che delusione) (a dire la verità non ci tengo molto). Abbiamo pianto per Candy-Candy, ci siamo innamorate dei fratelli di Georgie, abbiamo riso con Spank, ballato con Heater Parisi, cantato con Cristina D’Avena e imparato la mitologia greca con Pollon (si, più o meno corrisponde). Ci ricordano sempre i fatti accaduti prima che nascessimo, come se non avessimo vissuto nessun avvenimento storico. Eppure abbiamo imparato cos’è il terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di Berlino (beh, forse ero un po’ troppo giovane ancora…) e Clinton avere relazioni improprie con la segretaria nella Stanza Ovale (per questo no però); siamo state le più giovani vittime di Cernobyl; quelli della nostra generazione l’hanno fatta la guerra (Kosovo, Afghanistan, Iraq…); abbiamo gridato “NO NATO”, “fuori le basi dall’Italia” senza sapere molto bene cosa significasse, per poi capirlo di colpo un 11 di settembre. Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro, abbiamo giocato a Pac-Man, odiamo Bill Gates e credevamo che Internet sarebbe stato un mondo libero (veroveroverovero). Siamo la generazione di Bim Bum Bam e di Clementina-e-il-Piccolo-Mugniaio-Bianco (chi???), la generazione che andò al cinema a vedere i film di Bud Spencer e Terence Hill. Quelli cresciuti ascoltanto gli Europe e Nik Kamen, e gli ultimi a usare i gettoni telefonici. Ci siamo emozionati con Superman, ET o Alla Ricerca dell’Arca Perduta. Bevevamo il Billy e mangiavamo le Big Babol, ma neanche le Hubba Bubba erano male; al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero come resto. Siamo la generazione di Crystal Ball (“Con Crystal Ball ci pui giocare…”), delle sorprese del Mulino Bianco, dei mattoncini Lego ancor aa forma di mattoncino, dei Puffi, i Volutrons, Holly e Benji, l’incredibile Hulk, Lamù, Kiss me Licia, i Miny-Pony e le Micro-Machines, Big Jim e la casa di Barbie di cartone ma con l’ascensore. La generazione che ancora oggi si chiede se Mila e Shiro alla fine vanno insieme. L’ultima generazione a vedere il proprio padre caricare il portapacchi della macchina all’inverosimile per andare in vacanza 15 giorni. Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi: viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag; facevamo viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome da classe turista. Non avevamo porte con protezioni, armadio, flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino. Andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per ginocchia e gomiti (che ringraziano molto). Le altalene erano di ferro con spigoli vivi, e il gioco delle penitenze era bestiale. Non c’erano i cellulari. Andavamo a scuola carichi di libri e quaderni, tutti infilati in una cartella che raramente aveva gli spallacci imbottiti, e tantomeno le rotelle! Mangiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. Al limite uno era grasso e stop. Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato. Non avevamo la Playstation, il Nintendo 64, vari videogiochi, 99 canali televisivi, dolby-sorround, computer o Internet, però ce la spassavamo tirandoci gavettoni e rotolandoci per terra tirando su di tutto (bei ricordi…); bevevamo l’acqua direttamente dalle fontanelle dei parchi, acqua non imbottigliata, che devono anche i cani. E le ragazze si intortavano inseguendole per toccar loro il sedere e giocando al gioco della verità o a quello della bottiglia, non in una chat dicendo :) :D :P Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità. E abbiamo imparato a crescere con tutto ciò. May 31 L'evoluzioneProva, prova a pensare un po' diverso.
Niente da grandi Dei fu fabbricato, ma il creato s'è creato da sé. Cellule, fibre, energia e calore... Ruota dentro una nube la Terra, gonfia, al caldo tende le membra. Ah, la madre è pronta e partorirà... Già inarca il grembo, vuole un figlio, e lo avrà: figlio di terra e di elettricità... Strati grigi di lava e di corallo, cieli umidi e senza colori. Ecco, il mondo sta respirando: muschi e licheni, verdi spugne di terra fanno da serra al germoglio che verrà. Informi esseri il mare vomita sospinti a cumuli su spiagge putride. I branchi torbidi la terra ospita strisciando salgono sui loro simili. E il tempo cambierà i corpi flaccidi in forme utili a sopravvivere. Un sole misero il verde stempera tra felci giovani di spore cariche. E suoni liberi in cerchio muovono spirali acustiche nell'aria vergine. Ed io che, stupido, ancora a credere a chi mi dice che la carne è polvere... E se nel fossile di un cranio atavico riscopro forme che a me somigliano allora Adamo non può più esistere e sette giorni soli son pochi per creare. E ora ditemi se la mia genesi fu d'altri uomini o di un quadrupede... Adamo è morto ormai e la mia genesi non è di uomini ma di quadrupedi... Alto, arabescando un alcione stride sulle ginestre e sul mare. Ora il sole sa chi riscaldare. April 22 AstrazioneMi ergo solitario
su un declivio di tenebra. Il freddo silenzio circonda la notte mentre stormi di fuoco sfrecciano contorti all'orizzonte. Echi di guerre percuotono il mio volto. Mi immergo nella sterminata palude dell'irrequietezza e ivi riposo. Mentre l'uomo squarcia sé stesso in cerca di gloria, effimero segno del suo passaggio in un mondo troppo impegnato a soffocarlo, io mi sento estraneo in una realtà che non mi appartiene. Respiro odio e sangue e mi abbandono all'oblio. Nel buio disegno la vita. April 18 R.I.P.Cavalli corpi e lance rotte
si tingono di rosso... Lamenti di persone che muoiono da sole,
senza un Cristo che sia là.
Pupille enormi volte al sole,
la polvere e la sete... L'affanno della morte lo senti sempre addosso,
anche se non saprai perchè.
Requiescant in pace. Requiescant in pace.
Requiescant in pace. Requiescant in pace.
Su cumuli di carni morte hai eretto la tua gloria... Ma il sangue che hai versato su te è ricaduto...
La tua guerra è finita vecchio soldato... Ora si è seduto il vento...
Il tuo sguardo è rimasto appeso al cielo...
Sugli occhi c'è il sole, nel petto ti resta un pugnale...
E tu no, non scaglierai mai più
la tua lancia per ferire l'orizzonte...
Per spingerti al di là, per scoprire ciò che solo
Iddio sa...
Ma di te resterà soltanto
il dolore, il pianto che tu hai regalato!
Per spingerti al di là, per scoprire ciò che solo
Iddio sa.
Per spingerti al di là, per scoprire ciò che solo
Iddio sa... March 25 Sull'abbigliamentoTratto da "Il caffé", il periodico diretto dai fratelli Pietro e Alessandro Verri e da Cesare Beccaria, 1764.
Nello specifico è una critica all'abbigliamento, ma può essere benissimo vista come una critica alle mode e ai comportamenti sociali puramente inutili, unicamente volti ad un'effimera, virtuale alta considerazione da parte del resto della società.
L'abito orientale, ch'ei [Demetrio, un greco] veste, gli dà una maestosa decenza al portamento, cosicché lo credereste di condizion signorile anziché il padrone di una bottega di caffè, e convien dire che vi sia realmente una intrinseca perfezione nel vestito asiatico di paragone del nostro. [...] Gli Europei che si stabiliscono in quelle contrade vestono quasi tutti l'abito o armeno o greco o talare in qualunque modo, né se ne trovano male, anzi rimpatriando risentono il tormento del nostro abito con maggior energia, invece che, nessun di essi, stabilendosi fra di noi nelle città dove il commercio li porta, può risolversi a fare altrettanto. Noi cambiam di mode ogni vent'anni, e vedremmo la più incredibile incostanza del mondo se ci si presentasse una collezione degli abiti europei da soli quattro secoli a questa parte: i ritratti antichi ce ne fanno fede, sembra che andiamo ciecamente provandoci con ripetuti tentativi per trovare una volta la forma dell'involto in cui deve rinchiudersi il corpo umano, che pure è sempre lo stesso; [...] Gli orientali in vece tagliano gli abiti loro sulla stessa forma su cui li tagliavano i loro antenati alcuni secoli fa, perché quando si sta bene non c'è ragione di variare; l'abito loro perfine è più elegante, più pittoresco, più sano, più comodo del nostro. [...] Io, nato, allevato in Italia non ho mai potuto naturalizzarmi col mio vestito; e quando devo ogni mattina soffrire che mi si sudici il capo colla pomata, che mi si tormenti con cinquecento e non so quanti colpi di pettine, che mi si infarini, e mi si riempian gli occhi, gli orecchi, il naso e la bocca di polve; quando vedo rinchiudere i miei capelli entro un sacco che mi pende sulle spalle, quando mi sento stringere il collo, i fianchi, le braccia, le ginocchia, i piedi da tanti tormentosi vincoli, e che fatto tutto ciò al minimo soffio d'aria la sento farsi strada fino alla pelle e intirizzarmi nell'inverno; e devo portar meco un pezzo inutile di panno, che si chiama cappello, benché non sia un cappello; e devo portar meco una spada, quand'anche vado dove son sicuro di ogni oltraggio, né ho idea di farne; non so contenermi che esclami: "Oh ragionevoli, oh felici sartori, berettieri, e uomini dell'Asia, ridete di noi che avete ben ragione di ridere!" February 19 Douglas AdamsA un centinaio di metri dalla capanna, sotto la pioggia scrosciante, c'era la Cuore d'Oro. Il suo portello si aprì e ne emersero tre figure che si infagottarono nei loro vestiti per ripararsi dalla pioggia.
- Là dentro? - gridò Trillian per coprire il rumore della pioggia.
- Si - disse Zarniwoop.
- In quella capanna?
- Si.
- Che strano! - disse Zaphod.
- Ma non è possibile! Non in questo posto maledetto - disse Trillian. - Evidentemente abbiamo sbagliato rotta. Non si può governare l'universo da una capanna.
[...]
- Voi governate l'universo? - chiese Zaphod.
L'uomo sorrise.
- Mi sforzo di non farlo - rispose. - Siete bagnati?
Zaphod lo guardò sbalordito.
- E ce lo chiede? Non è abbastanza evidente?
- Si, a me pare evidente, ma voi potreste pensarla in maniera completamente diversa. Se credete che il caldo possa asciugarvi i vestiti è meglio che entriate.
I tre entrarono e si guardarono intorno, Zarniwoop con leggero disgusto, Trillian con interesse, Zaphod con piacere.
- Ehm...come vi chiamate? - chiese Zaphod.
L'uomo lo guardò con aria incerta.
- Non lo so. - disse. - Perché, voi pensate che dovrei chiamarmi in qualche modo? Mi sembra molto strano dare a un groviglio di percezioni sensorie un nome.
[...]
- Allora - disse. - voi governate l'universo, vero?
- Come posso saperlo? - disse il vecchio.
Zarniwoop spuntò una delle voci del suo elenco.
- Da quanto tempo lo governate?
- Ah - disse il vecchio - questa è una domanda che si riferisce al passato, vero?
Zarniwoop lo guardò perplesso. Le risposte che stava ottenendo non erano esattamente quelle che si era aspettato.
- Si - disse.
- Come faccio - disse il vecchio - a sapere se il passato non sia tutta un'invenzione studiata apposta per giustificare la discrepanza che c'è tra le mie percezioni sensoriali immediate e la realtà della mia mente?
Zarniwoop lo fissò, mentre i suoi abiti bagnati a contatto con il calore della stufa iniziavano a fumare.
- Rispondete sempre così alle domande?
- Dico quello che mi viene in mente di dire quando ritengo di sentire la gente intorno a me dire certe cose. Di più non posso dire.
[...]
- C'è della gente che viene a trovarvi vero? Gente a bordo di astronavi...
- Credo di si - disse il vecchio, allungando la bottiglia a Trillian.
- E vi chiedono di prendere delle decisioni, no? Decisioni riguardanti la vita delle persone, i pianeti, le economie dei pianeti, le guerre, insomma riguardanti tutto ciò che accade nell'universo là fuori...
- Là fuori? - disse il vecchio. - Fuori dove?
- Fuori, là fuori! - disse Zarniwoop, indicando la porta.
- Come fate a dire che c'è qualcosa là fuori? La porta è chiusa!
La pioggia continuava a scrosciare sul tetto. Dentro la capanna faceva caldo.
- Ma sapete benissimo che c'è un intero universo là fuori! - esclamò Zarniwoop. - Non potete sottrarvi alle vostre responsabilità dicendo che non esiste!
Il governatore dell'universo rifletté a lungo, mentre Zarniwoop tremava di rabbia.
- Voi sembrate molto sicuro di che cosa sia la realtà. - disse alla fine. - Io però non mi sento di dare credito ai pensieri di un uomo che dà per scontato l'universo, ammesso che ci sia un universo.
Zarniwoop continuò a tremare, ma restò zitto.
- Io decido solo del mio universo. - continuò tranquillamente il vecchio. - Il mio universo è formato dai miei occhi e le mie orecchie. Tutto il resto è supposizione.
[...]
- Non capite che tutto quello che voi decidete in questa capanna si ripercuote sul destino e sulla vita di miliardi di persone? Un simile atteggiamento è terribilmente sbagliato.
- Non lo so. Non ho mai conosciuto queste persone di cui parlate. E credo che non le abbiate conosciute nemmeno voi. Esistono soltanto nelle parole che passano tra noi. E' assurdo che affermiate di sapere cosa succede agli altri. Solo loro lo sanno, ammesso che esistano. Anche loro vivono nell'universo dei propri occhi e delle proprie orecchie.
- Scusate, ma credo che andrò a prendere una boccata d'aria. - disse Trillian.
Uscì e s'incamminò sotto la pioggia.
- Credete che gli altri esistano? - insistette Zarniwoop.
- Non ho opinioni in merito. Come potrei averle?
- Sarà meglio che vada a vedere cosa sta facendo Trillian - disse Zaphod, e sgattaiolò via.
[...]
- Come fate a sapere che il vostro gatto esiste? Come fate a sapere che lui sa che lo trattate bene, o che gradisce l'idea, del resto soggettiva, di "trattare bene"?
- Non ho modo di saperlo - disse il vecchio, con un sorriso. - Non ho la più pallida idea di come potrei venire a saperlo. Solitamente mi piace comportarmi in un certo modo con quello che sembra essere un gatto. Voi vi comportate forse diversamente? Adesso scusatemi, ma sono un po' stanco. Almeno credo. February 04 Basta.Notizia ANSA:
"AGENTE MORTO A CATANIA: LA FIGC FERMA IL CALCIO CATANIA - Il commissario straordinario della Figc Luca Pancalli ha deciso, in seguito agli incidenti di Catania in cui ha trovato la morte un poliziotto di sospendere tutti i campionati di calcio in programma nel prossimo week end, dalla serie A alle giovanili. L'agente del reparto mobile della Questura di Catania e' morto negli scontri tra forze dell' ordine e tifosi del Catania durante il derby con il Palermo. La circostanza è stata confermata da fonti delle forze dell' ordine. L'agente sarebbe stato colpito al viso da una bomba carta. La vittima era l'ispettore capo Filippo Raciti, di 38 anni, sposato e padre di due bambini tenera età. Il poliziotto, originario di Misterbianco, un paese alle porte del capoluogo etneo, era molto conosciuto ed apprezzato dai colleghi. Il capo del reparto Mobile di Catania Pietro Gambuzza, ai cronisti che gli chiedevano un ritratto di Raciti, ha detto trattenendo a stento la commozione: "Vi prego, non posso dire niente...".
La Procura di Catania ha aperto un fascicolo sull'accaduto. Secondo quanto si è appreso, lo scontro sarebbe avvenuto fuori dallo stadio mentre i tifosi del Palermo entravano al Massimino. Le forze dell'ordine si sarebbero frapposte tra gruppi di ultras. L'agente è stato ferito al viso dal lancio di una bomba carta ed è stato trasferito d'urgenza nell'ospedale Garibaldi, dove le sue condizioni sono sembrate immediatamente gravi. [...]" MORTO
Morto.
Morto a causa di scontri tra due gruppi di figli di puttana.
-"Che lavoro fai?"
-"L'Ultras!"
No. Semplicemente sei un povero coglione insoddisfatto della sua vita fallita che trova sfogo nello stadio. Un testa di cazzo che segue valori morali senza basi, anzi, parlare di valori morali è anche troppo.
Una volta seguivo il calcio. Una volta, quando ancora avevo il cervellino annebbiato dalla tivù, dai grandi eroi del novantesimo minuto! Quale gioia vederli segnare, ed esultare per la vittoria, e gioire con loro!
Ma poi ho capito.
Ho capito come funziona veramente.
Ho capito che sono tutti un branco di ipocriti schifosi.
Ed ecco il risultato. Ecco dove portano l'ignoranza e l'ipocrisia. Alla violenza, agli scontri, alla MORTE.
CAZZO, AVEVA UNA FAMIGLIA, UNA MOGLIE, DUE FIGLI DI TENERA ETA', ERA STIMATO DAI SUOI COLLEGHI!
Ed è tutto finito per colpa loro.
Il calcio fa schifo?
No.
Schifo è troppo poco. January 25 UtopiaAlzati...impara ad osservare...l'orizzonte lontano, il cielo stellato...ed ora, immagina.
Immagina di librarti in alto, al di sopra delle stelle, al di sopra di tutto e di tutti, al di sopra della realtà.
Ed ora, vola.
Sfreccia attraverso mille orizzonti, ripieni di memorie perdute, turbinanti di mille colori.
Assapora ogni singolo metro del tuo viaggio, unico, irripetibile, eterno.
Contempla i tuoi sogni, crogiolati nelle tue fantasie, abbandona la tua vita e innalzati nelle tue illusioni.
E vedrai ergersi nel mezzo di un mare onirico un'isola, perfetta.
Raggiungila, immergendoti nella freschezza dei tuoi pensieri, e vedrai una città.
Prendila come tua dimora, la casa nei sogni, sogno anch'esso.
Ed ora, immergiti nelle tue memorie, e ponile come basi per la tua immaginazione.
Pensa a quando hai imparato a pensare.
Pensa a quando hai abbandonato il superfluo, e hai guadagnato ciò che è davvero necessario.
Pensa a qualsiasi cosa, in un posto dove finalmente è possibile.
Ed ora, immagina.
Benvenuto ad Amauroto.
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